Che differenza c’è tra alta sensibilità e ipersensibilità?
La differenza principale tra le espressioni “altamente sensibile” e “ipersensibile” riguarda il fatto che tutti possiamo essere ipersensibili in un certo momento della nostra vita, ma poi non essere, in generale, persone altamente sensibili.
Ogni persona può vivere, infatti, un periodo limitato di ipersensibilità, e questo accade solitamente dopo eventi particolarmente traumatici, come lutti, malattie, o eventi estremi come per esempio un terremoto. In queste situazioni il sistema nervoso diventa particolarmente recettivo e ogni cosa ci può sembrare enorme e amplificata. C’è un insieme di emozioni che devono essere elaborate e questo genera un periodo di particolare vulnerabilità, fisica, emotiva, mentale.
Le persone altamente sensibili invece hanno un sistema nervoso altamente reattivo in modo innato, e fin dalla nascita tendono a sentire ogni cosa in modo amplificato per qualsiasi evento un po’ intenso, non necessariamente traumatico o estremo. Questo comporta un sentire maggiore che si può riferire sia a situazioni fisiche, come maggior luce o rumore, sia a situazioni emotive, come conflitti relazionali oppure la visione di film con scene tragiche o drammatiche. Può esserci anche una maggiore stimolazione a livello mentale che può creare momenti di sovraccarico e di eccessiva rimuginazione.
Tutte queste situazioni di maggior reattività tendono a rientrare nella normalità una volta che lo stimolo fisico, emotivo o mentale, si attenua o scompare. Anche per questo è bene riconoscere la propria alta sensibilità, per concedersi tempi di recupero, ed evitare situazioni di sovraccarico continue, senza interruzioni.
Ovviamente, come tutti, anche una persona altamente sensibile può vivere situazione particolarmente traumatiche come quelle descritte sopra, e per questo può trovarsi ulteriormente sopraffatta nell’affrontare una vulnerabilità ancora maggiormente amplificata.
Per riconoscere quindi se il proprio stato di ipersensibilità è dato da un evento specifico particolarmente traumatico, oppure da una propria predisposizione innata ad essere maggiormente vulnerabili, è necessario ripensare al proprio periodo dell’infanzia, ricordando che bambino o bambina eravano, e se già da piccoli certe situazioni ci causavano particolare enfasi emotiva o disagio fisico.
Riconoscere di essere stati bambini altamente sensibili offre inoltre l’opportunità di poter ripercorrere con sguardo nuovo tutti i periodi particolarmente difficili che abbiamo attraversato nel diventare adulti. Come dice Elaine Aron, psicologa e ricercatrice, per comprendere meglio la propria alta sensibilità è necessario il cosiddetto “refraim”, cioè una ricontestualizzazione del propria esperienza di vita alla luce del tratto altamente sensibile. Fare ciò può essere un passaggio molto importante per conoscersi e riconoscersi, e magari scoprire in sé una particolare attitudine alla resilienza, alla capacità di ricominciare, di rimettersi in gioco.
E in questo, riconoscere anche che l’alta sensibilità non è necessariamente debolezza o fragilità, ma un tipo di forza che solo chi è cosi sensibile può esprimere.
In generale, inoltre riuscire a riconoscere in un bambino le caratteristiche altamente sensibile è molto importante, per educarlo fin da piccolo alla possibilità di un tempo più lento, più tranquillo e meno stimolante, e per crescere imparando a trovare i propri modi, tempi e spazi di decompressione dopo situazioni particolarmente intense. E per insegnargli, anche, che la sua sensibilità può diventare una grande opportunità in determinate circostanze, già solo per il fatto che sentire tanto significa poter assaporare il mondo in modo più intenso nelle sue sfumature migliori di bellezza, gusto, armonia, pace.
Ciao, sono Nicoletta Menozzi, aiuto le persone sensibili a conoscere e valorizzare la propria sensibilità e a viverla in modo autentico!
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