Io non sono cosi tanto sensibile!

Secondo i ricercatori, una persona su cinque ha una elevata sensibilità, ma spesso la sensazione di questa persona è quella di sentirsi l’unica al mondo con queste caratteristiche. 

Perchè succede questo?

Perchè non è facile esprimere comportamenti sensibili nella nostra società senza essere giudicati strani, esagerati, fuori luogo. Fin da piccoli ci è stato detto che non potevamo essere cosi “deboli”, cosi “suscettibili”, e che dovevamo “rinforzarci” per poter affrontare la vita… Questo per molti bambini e ragazzi è stato il valido motivo per smettere di “sentire”, per smettere di essere se stessi, e per iniziare invece ad essere “come gli altri”, arrivando cosi all’età adulta con una “maschera” che non parla più di sensibilità ma di normalità.

Per questo può succedere che nonostante diversi fastidi, nonostante magari anche sintomi fisici che evidenziano un certo sovraccarico, si continua a vivere nella modalità della maggioranza della popolazione, senza accorgersi (e ammettere) che i propri bisogni, tempi, modi, sarebbero altri.

E’ un esperienza comune a molte persone con alta sensibilità pensare che “si, forse sono anche io cosi” ma anche, nello stesso tempo “no, non è vero che sono cosi”…  E accade proprio a quelle persone che in qualche modo hanno smesso di “sentire” e si sono adeguate completamente al mondo circostante, per non essere più considerate strane o diverse.

Queste persone in genere, durante l’infanzia, non sono state riconosciute o incoraggiate nel proprio sentire, e ad un certo punto hanno deciso di accettare che era giusto quello che dicevano i grandi, che si dovevano adattare, dovevano essere “bravi bambini” e non più bambini esagerati, strani, troppo emotivi.  

Piacere alla mamma, al papà, e agli altri adulti di riferimento nell’infanzia e nell’adolescenza è diventato per molte persone sensibili l’unica e vera priorità, a discapito di quello che realmente il corpo e le emozioni esprimevano.

Rolf Sellin, nel libro “Le persone sensibili hanno una marcia in più” (che ti consiglio leggere!) parla proprio di questa disconnessione da se stessi, che ad un certo punto alcuni bambini sensibili si trovano a dover fare. E’ una scelta frutto di una lotta interiore tra quella parte di sé che ha un esperienza percettiva precisa e intensa e quella parte che invece ha bisogno di sentirsi amato e non rifiutato. Il bambino capisce presto che se cosi com’è non va bene, allora può (e deve) reprimere la propria capacità di sentire tutto amplificato, con l’unico scopo di essere accettato, amato e parte di un gruppo di simili.

Siccome poi un elevata sensibilità ed empatia aumentano la percezione degli atteggiamenti altrui nei propri confronti, soprattutto dei giudizi o dei rifiuti, si comprende come sia facile per un bambino altamente sensibile, adattarsi in modo quasi automatico a quello che il contesto richiede e risultare quindi perfettamente adeguato.

E’ spesso questo il retroscena di quella ambivalenza di pensieri, che può sopraggiungere in alcune persone di fronte alle informazioni legate agli studi sull’Alta Sensibilità…. quel “si, in effetti mi riconosco” ma anche quel “no, io non sono cosi!”.

Se ti risuona tutto questo, se il tema Alta Sensibilità ha smosso in te sentimenti contrastanti, e nello stesso tempo, ti senti spesso in affanno nella gestione della quotidianità, tendi a somatizzare di più lo stress, o soffri di sintomi cronici di qualche tipo, il mio invito è quello di darti il tempo per poter approfondire gli studi su questo tratto e offrire alle tue parti sensibili il loro spazio.

Puoi fare questo leggendo un libro su questo argomento, restando in ascolto delle tue sensazioni ed emozioni, oppure facendoti accompagnare in ciò che Elaine Aron chiama “re-fraime” e cioè nel ripercorrere la tua storia alla luce delle caratteristiche altamente sensibili, per poter tornare a te stesso e per poterti prendere finalmente cura delle tue ferite e dei tuoi bisogni profondi.

Sono a tua disposizione per accompagnarti in questo percorso, e se lo desideri, puoi contattarmi per un primo incontro gratuito nel mio studio di Guastalla (RE) (ma anche online) scrivendo una mail all’indirizzo vivvisensibile@gmail.com


Ciao, sono Nicoletta Menozzi, aiuto le persone sensibili a conoscere e valorizzare la propria sensibilità e a viverla in modo autentico!

Clicca qui sotto per scoprire i percorsi disponibili per iniziare a prenderti cura della tua sensibilità


 
Nicoletta Menozzi