Sensibilità è sinonimo di debolezza?

Spesso, nella nostra società, la parola sensibilità viene immediatamente associata a qualcosa di negativo, di svantaggioso. Mostrare la sensibilità può far storcere il naso a molti, a volte anche solo parlarne. Perché questo?

Nella mia esperienza ho notato che gli inviti ad essere “più forte” spesso nascondono la paura che la sensibilità sia un grosso problema, e che sensibilità è spessissimo associato a parole come debolezza e fragilità. Il messaggio che spesso arriva è che una persona, ancor più un bambino, non può essere “troppo sensibile” altrimenti “non ce la farà mai in questo mondo”.

Ma questo è vero? E’ vero che essere sensibili è uno svantaggio?

Nella nostra cultura italiana e occidentale, quando si pensa alla sensibilità si pensa quasi subito a qualcuno che piange, o a qualcuno che manifesta emozioni in modo evidente. Ma la sensibilità non è questo. Questo è quello che si vede da fuori, ed è solo la reazione intensa generata da un sistema nervoso un po' diverso dalla media che “sentendo di più” genera una maggior reattività all’ambiente circostante.

Ho notato che spesso più che la sensibilità in sé, ad essere un problema sono le emozioni. E essere emotivi nella nostra società non è vantaggioso perché semplicemente vengono privilegiati atteggiamenti più razionali, più “freddi”, più distaccati. La mente sembra prevalere sulle emozioni e allora se si esprimono di più le emozioni, o l’empatia, non si è più abbastanza “duri” e “competitivi” in una società in cui sempre di più è premiata la performance.

Eppure come dice Paolo Crepet “La competizione non è per tutti e soprattutto non seleziona i migliori, solo i meno sensibili.”

Ci sono paesi del mondo in cui la sensibilità è considerata un valore, in cui non si associa nessuna idea di fragilità o di debolezza, per il semplice fatto che la si guarda da un altro punto di vista. In Cina per esempio, l’ideogramma che indica la parola sensibile significa “colui che comprende”. Questo fa capire bene che bisogna sempre considerare da che parte si guardano le cose e in quale contesto siamo.

Anche la sensibilità può avere dei lati ombra, delle caratteristiche che, se non correttamente comprese e gestite, possono causare difficoltà o diventare limitanti. Ma anche essere “troppo competitivi” o “troppo razionali” spesso può diventare un problema!  

Come in tutte le cose serve equilibrio, e serve soprattutto considerare anche i lati luce di determinate caratteristiche. La nostra società occidentale non è abituata a considerare che sensibilità significa anche capacità riflessiva, di osservazione dei dettagli, capacità empatica e di comprensione profonda delle emozioni, oltre che capacità creativa, intuitiva e di “visione”. Come dice l’ideogramma cinese, essere maggiormente sensibili significa entrare di più e più profondamente nella realtà e quindi comprenderla meglio, averne più contatto e consapevolezza.

Queste capacità hanno un grandissimo valore, soprattutto nel tempo storico in cui viviamo, carico di sfide e cambiamenti.

Quindi sì, a volte questo equilibrio manca e la quotidianità sensibile parla solo di sovraccarico, stanchezza ed emozioni difficili, ma questo non può far coincidere sensibilità con debolezza. Un’elevata sensibilità racchiude anche un enorme potenziale, che emerge nel momento in cui si comprende che non esistono solo i lati ombra, ma anche i lati luce del proprio sentire, anche se a volte non si considerano e non vengono apprezzati.


Ciao, sono Nicoletta Menozzi, aiuto le persone sensibili a conoscere e valorizzare la propria sensibilità e a viverla in modo autentico!

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Nicoletta Menozzi