La fatica (e il talento) di adattarsi al mondo

“Devi lasciarti scivolare addosso le cose…”

“Non pensarci, dai! Esci un po’, che ti fa bene”

“Cosa vuoi che sia un po’ di musica, dai divertiti!”

“Lascia perdere, non sono fatti tuoi”

Fosse facile, fare tutto ciò… per una PAS!

Spesso quello che più fa male ad una persona con alta sensibilità, è lo sguardo perplesso delle persone che non comprendono la difficoltà di chi hanno di fronte. Quando vengono automatici certi comportamenti, quando si viene toccati con maggiore profondità da frasi, gesti, sguardi altrui, quando il sovraccarico sensoriale non ci permette di restare “sul pezzo”, quando l’empatia ci infila automaticamente dentro il vissuto doloroso di qualcuno, certe espressioni, certe esortazioni, davvero sembrano essere qualcosa di impossibile da mettere in atto. E può far male rendersi conto che “non c’è nulla da fare”… può essere facile pensare che tutto questo sentire non è altro che un peso e una condanna a vita…

Lo so, conosco queste sensazioni, conosco la fatica di sentirsi impotenti di fronte ad un mondo che riesce con molta facilità a “fregarsene”, mentre io no, io non riesco proprio… Ma è anche vero che ho imparato a “sopravvivere” a questa sensibilità, probabilmente proprio come hai fatto tu, se queste parole ti risuonano, se ti riconosci in questa esperienza di “diversità”.

Sopravvivere vuol dire, in questo caso, adattarsi… fare “buon viso a cattivo gioco”, facendo finta di essere “normali”, con molto sforzo certamente, ma necessario per non sentirsi troppo strani o fuori luogo.

Tutti noi in qualche modo, sensibili o meno, adottiamo una sorta di “maschera sociale” nel momento in cui entriamo in società, quando cominciamo ad andare a scuola, per esempio, quando frequentiamo gruppi e persone esterne alla nostra famiglia, e nell’adolescenza in particolare quando appartenere ad un gruppo diventa cosi importante...

Anche le persone altamente sensibili, spesso ignare di esserlo, si adattano e cercano di mostrarsi “adeguate”, cercano di fare come fanno tutti, perché poi se restano sé stesse ed esprimono la propria modalità nel sentire e vivere il contesto sociale, immancabili arrivano le frasi ed espressioni perplesse che ho elencato prima… C’è quindi uno sforzo, continuo e costante nel fare ciò che alla maggioranza sembra cosi facile… E c’è anche un po’ di rassegnazione nel sentirsi “diversi, sbagliati, soli”…

E’ questo il motivo per cui è davvero tanto importante riconoscere il proprio tratto altamente sensibile! Non per andare da tutti a spiegare la propria diversità, ma per sentirsi un po’ meno strani e per comprendere che si, la “maschera sociale” spesso è necessaria, ma non sempre, e che è davvero importante coltivare momenti in cui possiamo toglierci questa maschera, e fare quello che più ci fa sentire noi stessi, con persone che possono comprendere e non giudicare, magari perché simili a noi.

In fondo, la scuola di adattamento sociale che in qualche modo tutti frequentiamo, perché è ciò che ci permette di inserirci in società, dimostra che tutti siamo capaci di fare certe cose, anche se spesso ci costa molta fatica perchè non sono situazioni per noi ideali. Per le PAS questo significa un po’ come diventare degli attori che interpretano parti diverse da quello che sono in realtà.

Bisogna avere notevoli capacità interpretative per impersonare ciò che non siamo, notevoli capacità empatiche per poter entrare nel personaggio, notevoli capacità di adattamento e resilienza per poter fare quello che non ci viene spontaneo fare o per restare in luoghi eccessivamente stimolanti… ci avevi mai pensato?

Ecco, le PAS hanno tutte queste qualità, nascoste magari, non viste come qualità, ma le hanno… sono alcune delle qualità che spesso ci permettono di restare in piedi, nonostante tutto… e riconoscerle è qualcosa di importante da cui partire per poter vivere con maggiore serenità il proprio tratto di personalità.

Come dice anche Elaine Aron, infatti, noi possiamo SCEGLIERE se e quando utilizzare questa maschera, possiamo scegliere se e quando è strettamente necessario adattarsi e quando invece possiamo “dire no” a qualche situazione che ci porterebbe ad un sovraccarico, o a qualche relazione che non vogliamo coltivare.

Spesso le situazioni “strettamente necessarie” sono quelle lavorative, quelle legate ad impegni ed incombenze famigliari, o quelle legate ad attività, hobby, passioni e che comportano una certa socialità. Ma per tutte le altre situazioni, quelle più personali, affettive, amicali, questa “maschera” possiamo toglierla.

E’ vero, spesso questi momenti riguardano una percentuale bassa delle nostre giornate, ma è fondamentale che anche se per poco, questo tempo venga coltivato… per riprendere forza ed energia, per sentirsi meno appesantiti dalle incombenze, per imparare a non subire la vita ma per esserne protagonisti, nonostante gli aspetti più faticosi che noi PAS conosciamo.

E’ un po’ come coltivare la propria piantina, darle acqua e nutrimento, darle luce e attenzione, il tempo necessario non solo per tenerla viva, ma sempre più per permetterle di fiorire e manifestarsi per quella che è.

Se ora senti che questa piantina è molto in affanno, se la tua sensibilità non ha il posto che merita, la luce giusta, e il giusto nutrimento, è tempo di trovare le occasioni in cui questa maschera si può togliere, in cui lasciar respirare non solo il corpo ma anche l’anima, e ritrovare le energie necessarie a svolgere tutti gli altri compiti che la vita ci invita a svolgere.

E tu in quali situazioni può toglierti la maschera e mostrarti per quello che sei, in modo autentico?

Se la risposta è mai, non abbatterti, comincia con poco… anche solo un’attività o una relazione, possono bastare per sentirti “a posto”, “a casa”… e se questo non è possibile ancora nella tua realtà, e senti che nessuno può capire il tuo sentire, cerca di trovare occasioni almeno per riconoscerti e validarti in questo tuo modo d’essere, come per esempio leggendo un libro sull’alta sensibilità o frequentando luoghi e ambienti naturali capaci di nutrire la tua interiorità.

Coraggio, non è facile “fare come fan tutti” ma non sempre bisogna farlo, anzi, il mondo ha bisogno più che mai di qualcuno che fa scelte diverse, in linea con il proprio essere ed il proprio sentire. In questo senso, è davvero tempo di togliere il più possibile la maschera, e mostrare la nostra più vera essenza in modo autentico.

 

—- Se vuoi coltivare la tua sensibilità conoscendo altre persone simili a te, puoi partecipare ai gruppi Dialoghi Sensibili a Reggio Emilia, o in altre città italiane in cui sono attivi —-

Scopri di più a questo link https://www.personealtamentesensibili.it/dialoghi-sensibili/


Ciao, sono Nicoletta Menozzi, aiuto le persone sensibili a conoscere e valorizzare la propria sensibilità e a viverla in modo autentico!

Clicca qui sotto per scoprire i percorsi disponibili per iniziare a prenderti cura della tua sensibilità


 
Nicoletta Menozzi