Perché me la prendo sempre cosi tanto?

L’esperienza dell’essere giudicati, dell’essere presi di mira per qualche motivo è spiacevole per chiunque, ma può diventare davvero molto impegnativa per chi è molto sensibile.

Essere suscettibili e vulnerabili alle critiche può derivare da molti fattori, da determinati vissuti ed esperienze, diverse per ciascuno. Ma queste stesse esperienze possono provocare una diversa intensità di reazione, soprattutto emozionale, nelle persone con alta sensibilità.

La persona altamente sensibile tende fin da piccola a sentirsi giudicata strana o esagerata per i suoi comportamenti, per il suo modo di percepire il mondo rispetto agli altri. E fin da piccola tende a percepire un commento o un giudizio come un vero e proprio pericolo: il messaggio che spesso le arriva ancora più forte è “quello che sono non va bene”… e questo tipo di messaggio, per chi è molto sensibile, è fonte di grande stress ed attivazione emotiva.

E’ quindi l’aspetto emozionale che tende più spesso a prevalere in caso di critiche o commenti. Una situazione poco accogliente può facilmente far sentire sopraffatta, se non in allarme, una PAS (Persona Altamente Sensibile) e c’è quindi maggior fatica nel razionalizzare l’accaduto e a prenderne di più le distanze.

La sola reazione emozionale, spesso molto intensa, rischia non solo di far sentire in balia degli eventi, e dell’emozione stessa, ma anche di far reagire alle critiche in modo impulsivo.

Questo comporta non solo una possibile reattività aggressiva, di protezione, ma anche (e più spesso) una reazione di “paralisi”, in cui la persona sensibile tende ad incassare il colpo ma soprattutto ad adattarsi alla situazione, con il rischio di trasformarsi ogni volta, in base al commento o alla critica ricevuta, in ciò che la “mette in salvo” dal non sentirsi a posto, accettata, adeguata.

Questo secondo comportamento di “paralisi” genera poi interiormente un’ulteriore mix di emozioni, spesso non comprese, non accettate, non viste, che riguardano frustrazione, rancore, rabbia repressa.

Ed è cosi che le persone più sensibili “se la prendono” di più… è cosi che prendono le critiche e i giudizi altrui e se le caricano addosso come se fossero enormi pesi, e la maggioranza delle volte è tutto talmente automatico che sembra proprio non possano farne a meno…

Ma se si comincia ad osservare di più sè stessi, se si prende pian piano questa abitudine, si potrebbe sempre più e sempre meglio imparare a “lasciar andare” invece che a “prendere” quello che arriva dall’esterno.

E’ possibile cominciare ad osservare le proprie emozioni, è possibile provare a comprendere chi dentro di sè prova quelle emozioni ed è possibile imparare a distaccarsi sempre di più dal proprio sentire

In Psicosintesi, l’esercizio di disidentificazione afferma “io ho emozioni, ma non sono le mie emozioni”… c’è l’invito a fare un sano passaggio di distacco

Ci vuole esercizio, ci vuole allenamento, ma riportando sempre più l’attenzione al dentro, piuttosto che al fuori, è possibile comprendere meglio quello che succede in sè, le proprie reazioni, i propri pensieri, per imparare a distaccarsene sempre un po’ di più…

Se questa può apparire una cosa complessa da fare, lo capisco, ci vuole allenamento, ma è anche possibile provare cosa significa concretamento questo distacco utilizzando a proprio favore la spesso fervida immaginazione che l’alta sensibilità offre. Come?

E’ possibile immaginare di mettere qualcosa tra sè e la situazione esterna che provoca disagio (che può essere una situazione poco accogliente e di giudizio, ma anche un luogo o una persona particolarmente stimolante per noi). E’ possibile immaginare un oggetto che ci possa proteggere, per esempio.

A mia figlia, molto empatica e sensibile, ho a volte consigliato, in presenza di alcuni compagni un po’ aggressivi che la prendevano di mira, di immaginare di indossare un cappotto magico, che la potesse proteggere da certi loro atteggiamenti… tutte le volte che lo faceva mi riferiva poi, con sua grande sorpresa, che nessuno più le diceva nulla!

Questi episodi mi hanno sempre confermato come sia proprio vero che la sensibilità offre una pelle più sottile, che percepisce di più e più intensamente, non solo gli stimoli ma anche le parole, i gesti, gli sguardi… e diventare consapevoli di questo permette di trovare strategie, in determinate situazioni più “esposte”, per proteggersi e avere maggior cura di sè.


Ciao, sono Nicoletta Menozzi, aiuto le persone sensibili a conoscere e valorizzare la propria sensibilità e a viverla in modo autentico!

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Nicoletta Menozzi